venerdì, febbraio 20, 2009

Veltroni Addio.Ma le idee dove sono?.

Veltroni ha gettato la spugna; dopo le sconfitte elettorali, i vari distinguo da parte dell'apparato e degli altri leader del PD, di uno sforzo di sintesi che non e' arrivato all'elettorato, il primo segretario del neonato partito democratico passa il testimone.
Dalla conferenza stampa d'addio, come evidenziato da moltissimi commentatori presenti all'evento, probabilmente e' emerso piu' l'aspetto dell'uomo Veltroni, che finalmente e' riusciuto a togliersi di dosso un peso che stava diventando, a sentire le sue parole, pesante da gestire, piuttosto che il leader sconfitto di un partito allo sbando.
Poca chiarezza,infatti, riguardo al perche' le idee e la forza del PD si siano viste, in positivo, solo durante gli eventi delle varie primarie e della manifestazione tenutasi al circo massimo.
Ed e' proprio da questo aspetto che possiamo iniziare un ragionamento. Ossia nel PD si sono scaricate le vecchie lotte di potere, e pertanto molto incentrate su aspetti personali, tra Dalemiani e Weltroniani, Diessieni e Margheritiani, Prodiani e neo centristi. Insomma molte discussioni riguardo al passato, poche sui contenuti, leggi programmi e proposte, e sulla costruzione di una identità culturale.

Riguardo alla costruzione dell'identità si e' passati da una prima fase nella quale le persone rappresentati di una cultura riformista democratica potevano spaziare da Antonio Gramsci a J.F. Kennedy; per approdare ad Enrico Berlinguer e Bettino Craxi. L'ultima fase di questo percorso sul chi fosse il padre nobile del PD e'arrivata con un completo silenzio su chi potesse essere la sitentesi dell'incontro tra le diverse culture ed esperienze.
Ma gia' in questo "gioco" del pantheon emergono due incongruenze non superate.
Da una parte il fallimento spostanziale dell'incontro tra la cultura ex comunista e l'esperienza socialista, precisamente quella costruita durante la segreteria di Bettino Craxi. In molti, forse, pensavano che l'unione delle esperienze e degli uomini della sinistra, che nel 2000 non facessero riferimento al comunismo, potessero beneficiare in modo taumaturgico del contenete, ossia del Partito Democratico.
Invece la nuova casa mostrava delle crepe, perche', a sua volta, l'incontro tra laici e cattolici e' in un momento di empasse se non adirittura concluso come percorso storico-culturale.
Su questo aspetto segnaliamo un articolo pubblicato nei giorni scorsi sul Corriere della Sera,
http://www.corriere.it/editoriali/09_febbraio_15/galli_d9c1ca4c-fb36-11dd-aeff-00144f02aabc.shtml, nel quale si testimonia come la stagione dell'incontro tra laici e cattolici sia avviata al tramoto di fronte ai nuovi quesiti, ad esempio, che la scienza e la societa' stanno ponendo.
A ben vedere, quindi, la casa nuova del PD tanto nuova non sembra ed anzi gli occupanti non hanno pensato per niente a rafforzare le fondamenta creando quindi, nei fatti, se non adirittura nelle intenzioni, una fusione di apparati di potere e poco propensa alla creazione di uno spazio culturale e progettuale alternativo allo schiaramento del PdL.
Non e' quindi, o meglio, non e' solo, una questione di leadership, o di personalismi piu' o meno accentuati, ma del fallimento nel trovare una sintesi tra esperienze diverse, nel non ascoltare e comprendere le diverse storie politiche/culturali della gente appartenente al partito democratico. Come descritto da notisti politici il vero ko e' avvenuto sulla scarsa capacita' di ascolto e sintesi.
Certamente ora si apre una fase delicata e soprattutto lunga; se le discussioni prossime sul PD si limitassero alla scelta della leadership nel tempo il progetto della creazione di un'area di centro-sinistra solida andrebbe ad una morte naturale. In caso contrario, quindi discussione sul progetto e le idee, il percorso sara' del tutto nuovo e probabilmente lungo a venire.
Il vero rischio e' che, in uno stato democratico, non avere una apposizione strutturata e che faccia da contraltare alla maggioranza, non arricchisce, culturalmente, un paese. Di fronte a questa crisi economica non occorre un moloch ideologico di un uomo solo al comando, che in sintesi pensa e agisce, ma varieta' di posizioni e ricchezza nel dibattito.Perche' le idee sono importanti, forse piu' del potere
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sabato, febbraio 14, 2009

Buon San Valentino a Tutti.....

Oggi San Valentino, giornata di festa degli innamorati e di interesse da parte dei mass media. Articoli sui giornali, servizi nei tg, pagine anche sui vari blog e siti internet. I piu' però ricorderanno come, fino a 15-20 anni fa, questa giornata non assumesse un particolare interesse ne' per i media ne' per la massa; quanto, invece, accaduto nell'ultima decade.

Quale allora la causa scatenante di questa maggiore attenzione ? Certamente c'e' un interesse commerciale, nel senso di trovare stimoli e desideri piu' o meno latenti da parte del consumatore, e quindi di poter far leva su di un meccanismo che da privato diventa pubblico tramite la leva dell'informazione di massa.

Il percorso sembra essere questo; il mercato individua un bisogno, oppure scopre una tradizione che viene ricordata o a livello dei singoli, oppure con meccanismi non necessariamente abbinati a necessità di consumare( esempio la festa dell 8 marzo); su questa base viene costruita una offerta commerciale, che di per se non avrebbe forza se in qualche modo non fosse spinta dalla logica “lo fanno tutti, lo faccio anche io”.

E qui' che entra in gioco il ruolo dei mass media, i quali riportano l'immagine collettiva che, ad esempio, la festa di San Valentino deve assumere. Una specie di rito laico al consumo, con i sui crismi ed i suoi officianti(vedi l'immancabile intervista al sociologo Alberoni, ad esempio)

Se ci si pensa bene e' quello che e' accaduto anche alla gia' citata festa delle donne, 8 marzo, ad Hallowen ed in parte al natale, per il quale comunque esiste un rito piu' forte abbinato alla messa e quindi ad un aspetto religioso che fino ad ora fa si che il natale mantenga una dimensione doppia(consumistica-religiosa).

In tutto questo,personalmente, ritengo non ci sia niente di male sempreche' siano chiare le logiche ed i meccanismi di una societa' che si professa molto orientata a creare spazi per i singoli ma poi ha dei momenti collettivi, che coincidono sempre di piu' con riti consumistici.

Certamente in un tessuto sociale esistono altri momenti collettivi, non abbinati necessariamente al consumo ed alla produzione, ma forse questi ultimi hanno meno spazio nell'ottica dei mass media.

Al termine di questo ragionamento il ruolo dei mezzi d'informazione e' centrale per una societa' libera; piu' questi sono autonomi e lontani da logiche consumistiche-mercantilistiche, piu' l'opinione pubblica ha uno strumento in piu' per difendersi e non rivestire il ruolo unico di consumatore.

lunedì, febbraio 02, 2009

Caso Battisti : Estradizione Unica Soluzione Possibile.

Riguardo al caso Battisti, ed al clamore mediatico, sono pieni i giornali ed i siti.
Segno non solo dell'interesse che suscita presso l'opinione pubblica il fatto in sè, ma piu' in generale la sottointesa, e certamente non conclusa,
valutazione storica dei cosidetti anni di piombo.

Sul percorso giudiziario di Battisti questi due link possono ben sintetizzare i diversi punti di vista; il sito vittime del terrorismo, http://www.vittimeterrorismo.it/iniziative/battisti.htm., e' chiaro sul giudizio etico-giudiziario-politico che si da dell'uomo e della vicenda.
Cosi' come, al contrario,
http://www.carmillaonline.com/archives/2009/01/002924.html#002924, si ricostruisce la vicenda partendo dal presupposto che il processo, per come e' stato svolto, non sia da ritenersi corretto ed esaustivo delle vicende e dei due ergastoli dati a Battisti.
Al di la' dei meccanismi giudiziari, della veridicita' delle dichiarazioni dei pentiti, rimangono aperte due questioni che diventano di snodo per poter proporre un giudizio sulla vicenda.
La prima riguarda la ricostruzione storica e conseguentemente giudiziaria, sugli anni del terrorismo.
In molti ritengo che la legislazione straordinaria approvato all'epoca dei fatti, abbia rappresentato una forzatura rispetto, ad esempio, ai dettami costituzionali. Con conseguenti storture giuridiche.
Il secondo punto, che e' collegato a quanto dicevamo prima, riguarda il sentire odierno dell'opione pubblica e la valutazione che i cittadini Italiani hanno delle vicende degli anni di piombo.
C'e' pero' un collegamento su questi due aspetti che diventa punto essenziale. Ossia la morte di centinaia di persone e le implicazioni morali che tale atto comporta.
Durante gli anni 70-80 non e' accaduto solo un dibattito politico ne' una mera contestanzione sociale, ma lo strumento della bande armate presupponeva, e ha portato a termine, l'uccisione di chi veniva ritenuto contrario alle proprie idee.Non solo. Ci sono stati anche omicidi compiuti in azioni non collegate strettamente ad un percorso ideologico, come le rapine alle banche ad esempio. Quindi riconducibili a violenze per reati comuni.
Se pertanto un giudizio storico, ed un dibattito serio, su quanto fu il terrorismo, e la sua lotta, deve ancora avvenire, rimane il punto che un contesto sociale democratico ha l'obbligo di condannare chi uccide altri cittadini, chi applicca al proprio agire sociale logiche non democratiche.
E' principalmente per questo motivo che sono da ritenersi necessari i passaggi fatti dallo stato Italiano presso la suprema corte Brasilian e l'Unione Europea, per ottenere l'estradizioni del terrorista.

Inoltre questa vicenda, anche se molto diversa sia da un punto di vista giuridico che morale, fa affiorare alla mente il percorso di Adriano Sofri; il quale sta scontando attualmente la sua condanna in carcere con molta dignità ed intelligenza.
Citiamo Sofri non come paragone, ma perche' nelle vicende storiche, nei grandi ideali, alla fine ci sono sempre degli uomini; ed ogni uomo ha la sua struttura morale ed il suo percorso, che lo porta a vivere in modo diverso situazioni analoghe.
Cosi' questa vicenda Battisti dovrebbe avere una sola conclusione logica, che e' quella dell'estradizione.






Notizia dal Corriere Della Sera.

http://www.corriere.it/cronache/09_gennaio_14/battisti_no_estradizione_cc57b5b4-e205-11dd-b227-00144f02aabc.shtml