In questo momento di crisi finanziaria mondiale, con effetti anche sull'economia reale, ed in base alle analisi degli esperti il peggio deve ancora venire in termini di contrazione della crescita economica, quindi con riflessi sulla richezza delle nazioni, paiono sempre piu' evidenti alcuni meccanismi che stanno alla base delle economie di mercato. Non che prima della crisi questi schemi non fossero chiari, ma probabilmente, per una serie di fattori,non si e' badato piu' di tanto nella verifica che potessero essere in qualche modo sostenibili.
In primo luogo, l'economia di mercato prospera se crea ricchezza, e questa creazione deve essere perennemente in crescita. Quello che molti di noi credono, ossia che un'azienda possa essere definita produttiva, nel senso positivo del termine, non e' collegato strettamente al fatto che generi degli utili, ma bensi' che questi utili siano in crescita di anno in anno.
Il primo meccanismo e' evidente; il capitale, quindi la richezza, si sposta con piu' velocità verso i settori economici che hanno maggiori margini di crescita, e non solo che generano utili. Di per se questo comportamento sembra essere dotato di una logica stringente, ma molto puntuale e non prospettica. Questo per una sequenza che sta alla base della crescita continua di una economia; per crescere, ossia per far consumare di piu', bisogna produrre di piu', quindi utilizzae maggiori risorse naturali, ed inventare nuovi prodotti/esigenze, in un continuo, e apparentemente, infinito meccanismo vertiginoso composto dalla triade consumo-crescita-impiego risorse.
Il secondo meccanismo e' quello del consumo con le sue implicazioni. Se una nazione non consuma, si blocca la produzione e la creazione di richezza, quindi lo stesso stato sociale, ossia la possibilità di una stato di spendere per la fasce piu' deboli della popolazione,ad esempio, non ha piu' i soldi per alimentarsi. In sintesi questa logica, iniziata subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, ha talmente avviluppato gli enti che rappresentano una società, e piu' in generale il mondo intero, che non si parla quasi piu' di cittadino ma di consumatore. E' il consumatore che ha valore in quanto funzionale al sistema descritto prima.
Il terzo meccanismo riguarda la definizione di richezza.Cosa si intende per creare richezza? Partiamo dal famoso pil, prodotto interno lordo, http://it.wikipedia.org/wiki/Prodotto_interno_lordo#Defin..., in questo calcolo si tiene conto delle transazioni che generano denaro. Anche se alcune di queste non possono essere considerate socialemente positive; ad esempio il pil cresce con l'aumento spesa sanitaria, oppure con l'aumento della produzione di qualsiasi bene, senza calcolare gli impatti sul sistema ambientale. Insomma piu' produco, piu' il pil aumenta, piu' ho creato ricchezza, piu' rientro nel primo meccanismo descritto.
Premesso che sulle motivazioni che hanno portato all'uso di questo indicatore ci sono studi e una prassi consolidata, vi segnalo il lavoro fatto da una commissione della ue che prende spunto da nuovi indici che dovrebbero esprimere il grado di richezza di una nazione,http://www.beyond-gdp.eu/download/bgdp-ve-isew.pdf. Il cosidetto isew(Index of Sustainable Economic Welfare ) che tiene conto anche dei costi sostenuti per produrre la crescita del pil; lo stesso nome dell'indice esprime il significato che si vuol cogliere e pertanto il cambio di prospettiva.
Insomma quello che dobbiamo cogliere, come sfida, da questo periodo riguarda proprio il cambio valoriale, il sostituire ai meccanismo descritti un nuovo approccio. L'uomo non e' consumatore perche' altrimenti si blocca il sistema socio-economico, l'economia non vuol dire crescita perenne degli utili, ricchezza vuol dire considerare gli impatti sostenibili sul sistema socio-ambientale.
11:33 Scritto da: look-around in opinioni | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
| Tag: economia sostenibile, nuova economia, crescita economica, fainotizia | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
.................BUONE FESTE A TUTTI VOI.....................
Come il saggio Aristofane scrisse una volta, tradotto grossolanamente… La gioventù invecchia, l'immaturità si perde via via… l'ignoranza può diventare educazione e l'ubriachezza può tornare sobrietà. Ma la stupidità dura per sempre
19:14 Scritto da: look-around | Link permanente | Commenti (2) | Segnala
| Tag: auguri, natale, feste | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
Della questione morale, e la bufera mediatica-giudiziaria, che sta prendendo forma in questo ultimo periodo a carico soprattutto del neonato PD, si sono riempite pagine e pagine di giornali/settimanali. Il ragionamento che vorrei proporre e' ,invece, un tentativo di analisi del perche' si sia arrivati a questo punto, delle motivazioni per le quali la connettività tra politica e mondo degli affari e' diventata( ridiventata?) cosi' significativa da dover interessare la magistrutura.
In primo luogo ritengo ci sia un errore di fondo degli esponenti ex ds, sulla valutazione del periodo Craxiano anni '80; ossia la capacita' del Psi ,dell'epoca , di intercettare ed interpretare il modernismo e la voglia di cambiamento di una certa societa'. Ruolo politicamente importante e che solo recentemente alcuni leader della sinistra, vedi D'Alema, hanno riconosciuto pubblicamente con alcune dichiarazioni. Il problema e' un altro; ossia che a fronte della necessita' di interpretare la modernita' si tengano comportamenti che potremmo definire liberi soprattutto con il mondo imprenditoriale, ed in particolar modo con la parte finanziaria del sistema economico. Credo che in questo si sia smarrita la differenza tra l'obiettivo, interpretare la societa' contemporanea, con gli strumenti per fare questo. Confunsione che emerge ora, ma che certamente nasce negli anni addietro. L'episodio della scalata Unipol verso la banca Antonveneta e la ridda i voci ed interpretazione fatte sulle intercettazioni telefoniche dei leader Ds, puo' rappresentare una specie di archetipo di quanto sarebbe potuto accadere, e sta accadendo in questi giorni.
In tutto questo cosa c'entra la questione morale ? Se l'episodio ricordato di Antonventa poteva iscriversi in una ricerca di maggior poter politico, cercando intrecci, pericolosi, nei fatti recenti, oltre a riprodurre, come pare dalla notizie pubblicate sui giornali, lo stesso meccanismo, si mescolano anche interessi privati pratici, tipo assunzìoni di famigliari. Insomma, per dirla con le parole di Veltroni, i "capibastone" hanno sviluppato, senza remore morali, come accaduto nel passato al Psi ad esempio, un meccanismo di interpretazione della modernità che gli si e' poi' rivoltato contro.
Insomma la politca senza tensione morale, senza porsi dei limiti che vanno a configurarsi negli interessi pubblici ed in una visione del futuro come collettività, producono solo una sterile gestione del potere, delle amministrazioni pubbliche. Del resto il periodo post tangentopoli aveva prodotto una risposta significativa e positiva tramite, ad esempio, la classe politica eletta come sindaci; i cosidetti sindaci d'italia hanno rappresentato, in quel periodo, una pagina di speranza e positività verso le istituzioni e la politica. Ma questi sindaci, anche per effetto della allora nuova legge elettorale, eletti direttamente da popolo avevano tensione morale per fare le cose. Mostravano il giusto scrupolo per amministrare la cosa pubblica.
Il punto finale, la domanda terminale e' se possiamo ritenere utile che si riparli di questione morale solo quando accadono determinati eventi. O se, invece, tali comportamenti non siano descrivibili come deleteri moralmente-economicamente-socialmente e quindi meritevoli di un controllo costante da parte di qualsiasi partito.
Quindi questione morale...?..... Si grazie........
11:17 Scritto da: look-around in politica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: questione morale, pd, veltroni, socialismo, psi, fainotizia | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
16:02 Scritto da: look-around | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
Puo' il neo Partito Democratico fare la fine del PSI primi anni 90, e veder terminare il suo percorso sugli scogli della questione morale ?. A detto dello storico Ginsborg, conosciuto ai piu' come leader dei cosiddetti girotondini, ma in realtà autore di opere sulla storia italiana, contemporanea e risorgimentale, il rischio e' molto alto.
L'intervista, http://www.corriere.it/politica/08_dicembre_08/Ginsborg_p... , che ha rilasciato al Corriere della Sera pubblicata oggi, non lascia il minimo dubbio interpretativo, non solo per le risposte fornite, ma soprattutto per l'analisi compiuta dallo studioso.
Emergono due aspetti importanti, che sembrano essere dati oggettivi piuttosto che' ricostruzioni soggettive; in primo luogo il fatto che i partiti in genere, ma nel particolare quelli della sinistra, stiano affidando maggiormente all'apparato del leader, e non alle discussioni con i cittadini, con il popolo( per usare un termine in voga nel 900), le decisioni e la linea politica.
Questo punto rappresenta una vera e propria svolta nell'uso del potere che la politica fornisce; se infatti la classe dirigente di un partito non affida alla discussione con la base del proprio elettorato la spinta propulsiva per la propria azione, lo strumento partito, si svuota della sua funziona principale. Quella cioè di interpretare e farsi carico delle istanza sociali, nell'immediato, e in prospettiva nel non legare ad un progetto interpretativo della realtà la propria azione.
Certamente non si ripiangono approcci ideologici, ma l'ideologia, cioè il progetto finale che si voleva raggiungere con la propria azione, forniva uno strumento codificato valido per chi si riconosceva in un determinato schieramento. E soprattutto forniva anche una spinta morale collettiva, e non lasciata al libero arbitrio del pragmatismo, del proprio agire politico.
Il secondo punto riguarda la capacita' di proporre una partito che sia lontano da clientelismi e patronati verso, in modo particolare, i poteri forti, siano essi economici o sociali.
Se volete questo aspetto si collega al primo punto descritto; quando un partito abbandono la via della rappresentanza del cittadino, non collega la propria azione ad una forte visione prospettica della società, non propone schemi alternativi dell'agire sociale, gli strumenti che rimango sono quelli del clientelismo e delle decisioni delle segreterie. Un approccio piu' legato ad interessi particolari, che non pubblici.
E come rileva l'inchiesta sul numero dell'Espresso di questa settimana, con il titolo compagni spa, il problema non e' giudiziario,nel senso che non si tratta, nella maggioranza dei casi accaduti, di tangenti ricevute, ma proprio di questione politica, di come si gestisce al cosa pubblica. Della commistione tra interessi pubblici, mantenimento del potere ed interessi privati.
Lo stesso approccio che caratterizzò il Psi negli anni 80, e che portò il partito ad essere rappresentato anche da personaggi dubbi per onestà.
E proprio di quella esperienza socialista che la sinistra italiana dovrebbe farsi carico nell'analisi; nel capire, come molti esponenti attuali ex ds affermano, come Craxi sia stato certamente espressione di modernita', ma allo stesso tempo caduto nella trappola di un pragmatismo vuoto se non accompagnato da una forte visione pubblica.
Attualmente il PD e' un partito per il quale ogni evoluzione e' possibile, anche quella richiamata da Ginsborg, certamente invece il nostro sistema democratico ha bisogno di strumenti di rappresentanza dei cittadini, ha bisogno di un partito con una forte visione del bene pubblico e con idee di riforma chiare ed in linea con i tempi.
In caso contrario destra o sinistra, o come volete meglio chiamarle, uguali sono.
15:52 Scritto da: look-around in politica | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
| Tag: questione morale, compagni, pd, psi | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
La crisi finanziaria, iniziata formalmente nei mesi scorsi con le varie problematiche riscontrare sui mutui casa, negli Stati Uniti, si sta abbattendo sull'economia reale.
E' notizia di questi giorni della perdita , nel solo mese di novembre, di oltre 500 mila posti di lavoro nell'industria automobilistica americana.
Le tre grandi aziende produttrici di auto, Gm/Ford/Chrysler sono in forte crisi causata dal crollo delle vendite; con la sola Chrysler a rischio di fallimento, come riportato dalla stampa, su dichiarazioni del suo ad Bob Nardelli.
Questo breve articolo del quale vi allego il link, http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2008... , spiega abbastanza bene quello che sta succedendo negli USA; ma la vicenda, oltre al carico di drammaticità per la perdita di posti di lavoro ed eventuali ripercussioni sotto l'aspetto sociale, rivela un altro punto.
Non e' un caso che stia entrando in crisi l'industria dell'auto, ossia del tipo di produzione(leggi organizzazione) e prodotto che piu' hanno caratterizzato l'industria del 900.
Basti ricordare, ad esempio, da un lato il movimento del futurismo, che legava alla velocità un'idea di societa' nuova, e quindi l'icona dell'auto, cosi' come le iniziali teorie Fordiste sul modo di organizzare la produzione in fabbrica. A tal riguardo vi segnalo questo documento scritto, http://it.wikipedia.org/wiki/Fordismo , che riassume il significato del termine fordista e come viene superato nella società globale.
Ma quello che volevamo segnalare e' invece la caduta di questa icona, l'automobile, per l'appunto e del significato di questo evento. Quello che potra' accadere e' certamente difficile da predire, ma certamente le dichiarazioni della futura amministrazione targata Barck Obama, si agli aiuti verso queste industrie ma con ritorni sulla riorganizzazione e modo di produrre, magari auto che consumano di meno, e con , genericamente, minori impatti ecologici verso il nostro sistema, pare tracciare una via nuova.
Infatti questa dichiarazione, pur nella sua genericità, apre nuove scenari non solo sulla risoluzione della crisi finanziaria economica, ma di impatti sulla società. Ossia che si rende ineludibile, paradossalmente proprio in un momento di crisi, lo sciogliere il nodo ecologico e degli impatti che la produzione di qualsiasi bene ha sull'ambiente. Piu' precisamente nel trovare modi nuovi di produrre energia in modo ecologicamente conveniente, e quindi anche di come consumare l'energia( vedi appunto il movimento cioè i motori).
Da questo possono nascere non solo nuovi posti di lavoro, ma probabilmente un nuovo modo di intendere la crescita economica di una nazione e la valutazione della ricchezza prodotta. Non sono soltanto impatti pratici, quindi, ma di intendere una nuova società della produzione e del consumo. Tutto questo in attesa di altri accadimenti che sicuramente nei prossimi tempi caratterizzeranno le società del cosiddetto mondo avanzato.
19:27 Scritto da: look-around in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: post fordimo, crisi auto, gm, ford | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook