domenica, novembre 16, 2008

Bric? I prossimi padroni del mondo.

La sigla sembra ricordare qualche parola italiana, bric a brac si intendono le cianfrusaglie, ma la realtà e' un'altra. BRIC altro non sono che le iniziali delle nazionali emergenti in termini economici( Brasile, Russia,India e Cina). Un nuovo modo di intendere la storia, che da qui al 2050 rappresentarà buona parte della popolazione mondiale e del relativo pil. Schematicamente i prossimi padroni del mondo, se questo puo' avere un significato futuribile e piu' tangibile.

Su wilkipedia interessante la ricostruzione, anche storica, del BRIC, http://en.wikipedia.org/wiki/BRIC , corredata di alcune cifre che probabilmente rendono ancora piu' evidente la forza di queste nazioni per i prossimi decenni.

Del resto il mondo, già a partire dalle previsioni per il prossimo anno, vedrà i seguenti passaggi di pil,ossia di richezza prodotta, fonte Corriere della Sera articolo pubblicato oggi 16 novembre. Le percentuali riportate vanno lette in questo modo;  % negative da intedersi recessione economica, quindi creazione di minore richezza rispetto all'anno precedente, con % positive invece significato contrario.

Eurozona -0.7%

Usa -1.7%

Brasile +3.0%

Russia +3.5%

Cina +8.5%

India +6.3%

E' in questa ottica che i paesi del BRIC si apprestano a dettare le future regole del "gioco economico", andando pero' anche ad influenzare, come dicevamo nell'ultimo post( http://look-around.myblog.it/archive/2008/11/15/g20-e-cri...) , anche le regole sociali che hanno invece caratterizzato l'evoluzione storica, in modo particolare, dell'europa. Basti pensare che di fatto la Cina e' una dittatura, ossia governa un solo partito, la Russia formalmente e' una democrazia, in realtà esistono problemi per chi sta all'apposizione, Brasile ed India hanno invece istituzioni liberali. Una mondo variegato nella quale vedremo come si muovera' il prossimo presidente degli Stati Uniti; uno dei pochi leader politici mondiali che ha nella sua agenda, sia per il ruolo da ex super potenza sia per salvaguardare l'economia Usa, il focus per gestire questa situazione. L'eurozona, purtroppo, sembra a rimorchio e divisa tra il mondo nuovo( BRIC) e quello vecchio.

sabato, novembre 15, 2008

G20 E CRISI FINANZIARI

 

Si sta svolgendo in questi giorni l'incontro denominato del G20, dove oltre alle 8 economie piu' floride del mondo, ma certamente in fase decrescente, si sommano i paesi emergenti.

Una sorta di conclave nel quale i governi e le banche centrali avranno la possibilità di formalizzare una strategia comune per affrontare quella che viene definita la piu' grande crisi finanziaria dell'economia mondiale. Ed evitare una ricaduta massiva sull'economia reale.

Del resto lo stesso sito ufficiale del G20, http://www.g20.org/G20/, fornisce indicazioni chiare su cosa il forum vuole analizzare; nato nel 1999, rappresenta i 2/3 della popolazione mondiale, quindi dei consumatori ossia dei mercati. Da ricordare che accanto a questo forum esistono altri tre organismi che vegliano sul commercio ed economia globale:

 

La Banca Mondiale

http://www.worldbank.org/

 

Il Fondo Internazionale

http://www.imf.org/external/index.htm

 

Organizzazione Mondiale sul Commercio

http://www.wto.org/

 

Tutte sigle piu' o meno conosciute, le quali da tempo operano con l'obiettivo di favorire il libero mercato e la crescita economia. Ed e' proprio questo il punto. Pare evidente che le politiche economich/finanaziare/industriali vengono in parte influenzate, se non determinate, dai pareri e delibere dei vari organismi citati. Qui occorre fare un passo indietro; ossia alla caduta del muro di Berlino, alla fine del comunismo. E' da questo periodo che, come affermato da un celebre storico statunitense http://it.wikipedia.org/wiki/Francis_Fukuyama, la storia si ferma; da intendersi come evoluzione sociale, in quanto lo stato liberale, cosi dice Fukuyama, e' l'ultima evoluzione possibile. Sulla scorta di questo principio dogmatico i vari organismi transnazionali si sono mossi.

Ma come dicevamo rimane un punto insoluto. Tutta l'organizzazione degli stati liberali si basa sulla possibilità da parte del popolo di scegliere i propri rappresentati che andranno a determinare e scegliere le varie politiche sociale ed economiche. In questo momento, invece, il popolo non puo'scegliere in quanto gli organismi descritti si muovo su un principio ideale, perseguire la crescita economica, tramite rappresentati scelti indirettamente dai governi o in altri casi funzionari tecnocrati

Chi leggera' questo post potrà chiedersi cosa ci sia di male in questo meccanismo. Principalmente due aspetti.

Il primo e' che la globalizzazione diventa il vettore per portare merci al prezzo piu' basso possibile in tutto il mondo, facendo cosi' confusione tra la libertà del consumatore nello spendere meno, ed il prezzo sociale che questo comporta. Nella pratica i minori costi di produzione sono dovuti, principalmente, all'uso di manodopera che viene mal pagata determinando quindi un abbassamento globale del costo per ora di lavoro. E' evidente,d'altra parte, come invece la richezza negli ultimi 20 anni non sia stata redistribuita, in assenza di politiche in tal senso, sia a livello nazionale che internazionale. In sintesi il lavoro salariato subisce tale dicotomia tra la progressiva non redistribuzione del guadagno generato e l'aumento delle transazioni del commercio mondiale.

Questo porta al secondo punto, ossia alle evoluzioni che ci saranno da un punto di vista sociale determinate da tale situazione.

Il tutto senza che la popolazione possa aver scelto in qualche misura una strada piuttosto che un'altra.

Evidentemente nell'ottica dei tecnocrati il mercato, nel lungo periodo, portera' solo equilibrio e benessere per tutti, ma e' una scomessa sulla quale probabilmente avremmo fatto a meno di voler vedere l'esito.

19:36 Scritto da: look-around in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: g20, crisi finanziaria, mercato globale | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

sabato, novembre 08, 2008

Go Obama Go.......

L'elezione di Barack Obama rappresenta una vera e propria rivoluzione, attesa al momento riguardo ai contenuti del suo agire che vedremo, ma reale sia per le modalità con le quali il senatore e' riuscito a diventare Presidente, sia per il tipo di scelta fatta dal popolo statunitense.
Iniziamo dal personaggio Obama; riguardo al colore della sua pelle si sono sprecati fiumi d'inchiostro, e purtroppo battute scellerate, e gia' questo aspetto puo' rappresentare una vera e propria innovazione storica( nel senso di mai accaduta). Del resto, come evidenziavano alcuni corsivi del Corriere della Sera  http://www.corriere.it/ , l'elezione di una persona di colore puo' generare
anche in altri paesi occidentali, ad esempio, un simile percorso. Non solo.

Obama e' cresciuto , elettoralmente parlando, soprattutto grazie all'uso sapiente di internet. La piazza virtuale ha innescato una serie di dinamiche che hanno portato il neo presidente Statunitense ad essere conosciuto, con un inevitabile passaparola che e' quanto mai contagioso. Alcuni commentatori politici hanno evidenziato un parallelo tra l'elezioni di Ted Kenney, primo Presidente a sapere usare il mezzo televisivo negli anni 60, con quella di Obama, che utilizza il nuovo media vicendo la sfida de 2008.
Ai fattori descritti si aggiunge la scelta del popolo verso un personaggio certamente pragmatico, ma dotato di una visione politica-sociale cosidetta liberal, termine che designa, nel mondo statunitense, le persone piu' progressiste. Non sfugga questa chiave di lettura. Le politiche monetarie da una parte, vedi scuola di Milton Friedman http://it.wikipedia.org/wiki/Milton_Friedman, sommate al cosidetto laize faire( politiche-deregulation di Reagan e Thatcher anni 80) e all'innesto del mercato globale hanno portato alla situazione che vediamo in questo ultimo periodo.

Un mercato finanziario senza controllo che rischia di mangiare, verbo migliore non si potrebbe usare, il mondo reale.L'economia concreta.Posti di lavoro, case, benessere delle persone.
Obama rappresenta, agli occhi di chi lo ha eletto, il contrappeso a questa situazione; la persona che si e' presentata come pronta ad invertire la rotta su alcuni punti.

Del resto il suo programma elettorale e' abbastanza chiaro.

http://www.barackobama.com/index.php

 

  • abbassare le tasse ai ceti medi
  • tassare le corporation che delocalizzano posti di lavoro
  • investire su energie alternative, creando posti di lavoro
  • estendere una copertura sanitaria a tutti gli americani.

Programa ambizioso, forte e che dovra' avere l'appoggio di buona parte della popolazione.
Seguiremo tramite altro post quanto Obama fara', perche' sara' importante anche per noi europei comprende che alcune cose stanno cambiando e che il ruolo stesso della comunità europea sara' invetibilmente cambiato dal neo presidente statunitense.....Go Obama Go....

Tutti gli articoli