sabato, novembre 15, 2008
G20 E CRISI FINANZIARI
Si sta svolgendo in questi giorni l'incontro denominato del G20, dove oltre alle 8 economie piu' floride del mondo, ma certamente in fase decrescente, si sommano i paesi emergenti.
Una sorta di conclave nel quale i governi e le banche centrali avranno la possibilità di formalizzare una strategia comune per affrontare quella che viene definita la piu' grande crisi finanziaria dell'economia mondiale. Ed evitare una ricaduta massiva sull'economia reale.
Del resto lo stesso sito ufficiale del G20, http://www.g20.org/G20/, fornisce indicazioni chiare su cosa il forum vuole analizzare; nato nel 1999, rappresenta i 2/3 della popolazione mondiale, quindi dei consumatori ossia dei mercati. Da ricordare che accanto a questo forum esistono altri tre organismi che vegliano sul commercio ed economia globale:
La Banca Mondiale
Il Fondo Internazionale
http://www.imf.org/external/index.htm
Organizzazione Mondiale sul Commercio
Tutte sigle piu' o meno conosciute, le quali da tempo operano con l'obiettivo di favorire il libero mercato e la crescita economia. Ed e' proprio questo il punto. Pare evidente che le politiche economich/finanaziare/industriali vengono in parte influenzate, se non determinate, dai pareri e delibere dei vari organismi citati. Qui occorre fare un passo indietro; ossia alla caduta del muro di Berlino, alla fine del comunismo. E' da questo periodo che, come affermato da un celebre storico statunitense http://it.wikipedia.org/wiki/Francis_Fukuyama, la storia si ferma; da intendersi come evoluzione sociale, in quanto lo stato liberale, cosi dice Fukuyama, e' l'ultima evoluzione possibile. Sulla scorta di questo principio dogmatico i vari organismi transnazionali si sono mossi.
Ma come dicevamo rimane un punto insoluto. Tutta l'organizzazione degli stati liberali si basa sulla possibilità da parte del popolo di scegliere i propri rappresentati che andranno a determinare e scegliere le varie politiche sociale ed economiche. In questo momento, invece, il popolo non puo'scegliere in quanto gli organismi descritti si muovo su un principio ideale, perseguire la crescita economica, tramite rappresentati scelti indirettamente dai governi o in altri casi funzionari tecnocrati
Chi leggera' questo post potrà chiedersi cosa ci sia di male in questo meccanismo. Principalmente due aspetti.
Il primo e' che la globalizzazione diventa il vettore per portare merci al prezzo piu' basso possibile in tutto il mondo, facendo cosi' confusione tra la libertà del consumatore nello spendere meno, ed il prezzo sociale che questo comporta. Nella pratica i minori costi di produzione sono dovuti, principalmente, all'uso di manodopera che viene mal pagata determinando quindi un abbassamento globale del costo per ora di lavoro. E' evidente,d'altra parte, come invece la richezza negli ultimi 20 anni non sia stata redistribuita, in assenza di politiche in tal senso, sia a livello nazionale che internazionale. In sintesi il lavoro salariato subisce tale dicotomia tra la progressiva non redistribuzione del guadagno generato e l'aumento delle transazioni del commercio mondiale.
Questo porta al secondo punto, ossia alle evoluzioni che ci saranno da un punto di vista sociale determinate da tale situazione.
Il tutto senza che la popolazione possa aver scelto in qualche misura una strada piuttosto che un'altra.
Evidentemente nell'ottica dei tecnocrati il mercato, nel lungo periodo, portera' solo equilibrio e benessere per tutti, ma e' una scomessa sulla quale probabilmente avremmo fatto a meno di voler vedere l'esito.
19:36 Scritto da: look-around in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: g20, crisi finanziaria, mercato globale | OKNOtizie |
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